giovedì 8 luglio 2010

da Oceano mare, A.Baricco

----------------------
......carne che aveva un nome, e che ora divoro folle di fame, giorni a masticare il cuoio delle noste cinture e pezzi di stoffa, e non c'è niente, niente su questa zattera atroce ...
rabbiosamente vincendo il ribrezzo per strappare alla morte l'ultima scorciatoia per la vita, sentiero atroce, che però uno ad uno imbocchiamo...
Io non so. Se avessi una vita davanti a me - io che sto per morire - la passerei a raccontare questa storia, senza smettere mai, mille volte, per capire cosa vuol dire che la verità si concede solo all'orrore, e che per raggiungerla abbiamo dovuto passare questo inferno, per vederla abbiamo dovuto distruggerci l'un l'altro, per averla abbiamo dovuto diventare belve feroci, per stanarla abbiamo dovuto spezzarci di dolore.
E per essere veri abbiamo dovuto morire.
Perchè?
Perchè le cose diventano vere solo nella morsa della disperazione?
Chi ha rigirato il mondo in questo modo, che la verità deve stare nel lato oscuro, e l'inconfessabile palude di un'umanità reietta è l'unica schifosa terra in cui cresce ciò che, solo, non è menzogna?
E alla fine: che verità è mai questa, che puzza di cadavere, e cresce nel sangue, si nutre di dolore, e vive dove l'uomo si umilia, e trionfa dove l'uomo marcisce?
[...]Ma qui, nel ventre del mare, ho visto la verità fare il suo nido, meticolosa e perfetta: e quel che ho visto è un uccello rapace, magnifico in volo, e feroce.
Io non so.
Non era questo che sognavo, d'inverno, quando sognavo questo.