ispirata da una poesia di un utente del forum, rivolta ad un uomo immaginario.
Ci sono sempre stata.
Nel vento che ti veste di foglie.
La mia voce ti accarezza in un sussurro, con un canto di amore.
Laggiù la tua terra ti ama,lo sai anche tu e allora io...dimmi, cosa posso dirti io?!
L'amore è la risposta, l'amore è la via, l'amore è l'acqua che tace la sete, è la ricchezza mai peccaminosa.
La terra che ti sostiene ha già tracciato il tuo cammino e io sì, ci sarò, quant'è vero che ci sono sempre stata, in fondo ai tuoi pensieri, nei sorrisi delle mille donne attraverso le quali mi hai cercata.
E adesso chiudi gli occhi.
Sì, chiudi gli occhi e guardami.
Dove sei TU nella tua vita?
Dove sei TU nei tuoi scritti?
Ti travesti di parole e poi ti guardi il cuore…solo.
Dove sei Tu nelle certezze che cerchi e che ti danno un senso?
Ma se il mio senso sei tu...che ne sarà di me?
Che ne sarà del mio bisogno di volare se tu cerchi un cammino in terra?
Basta chiedere coerenza.
Se ogni giorno è un giorno diverso, io come posso rimanere uguale?
Non voglio più essere purezza ma fremito e tempesta.
Solo quando sarai spoglio di te capirai che non ti ho mai mentito.
C'ero, e ci sarò sempre,
in attesa di te.
domenica 30 novembre 2008
mercoledì 19 novembre 2008
Le ombre di Hamina
L'ingresso buio del tunnel era ad un metro da lei, mostrandole la sua gola buia.
Hamina aveva riflettuto a lungo prima di iniziare quel percorso, non che avesse molta scelta: l'alternativa era la stasi.
Rimanere lì, ferma, inchiodata ai soliti schemi, schiava di ciò che il destino aveva deciso che fosse.
Si addentrò placida nella galleria, un passo dopo l'altro, il capo eretto, le labbra serrate, un solo pensiero: la libertà!
Man mano che entrava il freddo iniziava a ricoprire il suo corpo come un'enorme lama di ghiaccio.
Non riesco a pensare, il mio cuore batte troppo forte, c'è qualcosa quì, c'è qualcosa che non va.
Va bene, vado avanti, anche se questo buio inizia a farmi paura.
Sguardi, sguardi ovunque in questo buio, la mia testa si volta di scatto, destra, sinistra, indietro, dove siete, maledetti, dove siete?
Non ho paura. IO NON HO PAURA.
Vado avanti e questo buio sembra non finire mai.
Sento la terra sotto i miei piedi che diventa morbida, molliccia, Hamina barcolla, ma non cade.
Lacrime di fuoco scolano sul suo viso ma non piange.
HAMINA NON PIANGE.
Sente che stanno per arrivare e, immobile, porge l'orecchio al buio.
Chiude gli occhi.
Una nube densa si avvicina a lei, mille particelle granulose e invisibili la attraversano.
Ricomincio a camminare e un coro di lamenti accompagna i miei passi.
Paure e pianti sono come filamenti che si diramano dalle pareti cercando di afferrarmi le braccia, le gambe, la testa, ma Hamina va avanti e strappa quei filamenti per proseguire il suo percorso.
"Io sono sola, mi senti buio? IO SONO SOLA! Non imploro pietà, non a te."
Hamina cade sulle ginocchia, lo sgomento ha preso il sopravvento e si lascia schiaffeggiare dalle sue stesse ombre: orgoglio, vendetta, superbia, vanità.
Le ombre ridono e diventano sagome giganti e Hamina si rialza e attraversa questi giganti impuri.
" Tu, d'ora innanzi, non mi starai più davanti!"
E la paura si sposta affiancandosi alla sua sinistra.
Non so se il peggio è superato.
So che sono tentata a fermarmi e affondare.
Lentamente.
Dolcemente.
Scivolare nel sonno e lasciarmi morire
Corri Hamina, corri!
Il nemico vuole portarti alla resa!
Corri Hamina, non ascoltare, NON ASCOLTARE!
Altri mostri compariranno dai bassifondi dell'anima, dal pozzo nero dei ricordi, ma tu non devi temerli, li hai già affrontati a suo tempo, ora devi solo lasciarli andare.
Lasciarli andare.
Scalpiteranno e si ribelleranno con un ultimo grido intimidatorio perché a lungo hanno abitato in te ma non credere che ciò che vedi sia reale!
Uccidi il pensiero Hamina e coltiva la vita!
Semina azioni, e nutriti di luce!
Dietro ogni silenzio si nasconde un barlume di speranza perché l'assenza di parole purifica.
No, questo no: dall'oscurità emerge una piccola luce ma il centro di questa luce è uno specchio e mi guarda.
Un volto che mi somiglia allunga la mano e mi invita ad entrare.
Incrocio le braccia e mi rifiuto.
"NO!
Non ci entro lì dentro."
Allora le immagini iniziano a comparire, e Hamina partecipa, piangendo, alla verità che le compare davanti.
Fine prima parte?
Hamina aveva riflettuto a lungo prima di iniziare quel percorso, non che avesse molta scelta: l'alternativa era la stasi.
Rimanere lì, ferma, inchiodata ai soliti schemi, schiava di ciò che il destino aveva deciso che fosse.
Si addentrò placida nella galleria, un passo dopo l'altro, il capo eretto, le labbra serrate, un solo pensiero: la libertà!
Man mano che entrava il freddo iniziava a ricoprire il suo corpo come un'enorme lama di ghiaccio.
Non riesco a pensare, il mio cuore batte troppo forte, c'è qualcosa quì, c'è qualcosa che non va.
Va bene, vado avanti, anche se questo buio inizia a farmi paura.
Sguardi, sguardi ovunque in questo buio, la mia testa si volta di scatto, destra, sinistra, indietro, dove siete, maledetti, dove siete?
Non ho paura. IO NON HO PAURA.
Vado avanti e questo buio sembra non finire mai.
Sento la terra sotto i miei piedi che diventa morbida, molliccia, Hamina barcolla, ma non cade.
Lacrime di fuoco scolano sul suo viso ma non piange.
HAMINA NON PIANGE.
Sente che stanno per arrivare e, immobile, porge l'orecchio al buio.
Chiude gli occhi.
Una nube densa si avvicina a lei, mille particelle granulose e invisibili la attraversano.
Ricomincio a camminare e un coro di lamenti accompagna i miei passi.
Paure e pianti sono come filamenti che si diramano dalle pareti cercando di afferrarmi le braccia, le gambe, la testa, ma Hamina va avanti e strappa quei filamenti per proseguire il suo percorso.
"Io sono sola, mi senti buio? IO SONO SOLA! Non imploro pietà, non a te."
Hamina cade sulle ginocchia, lo sgomento ha preso il sopravvento e si lascia schiaffeggiare dalle sue stesse ombre: orgoglio, vendetta, superbia, vanità.
Le ombre ridono e diventano sagome giganti e Hamina si rialza e attraversa questi giganti impuri.
" Tu, d'ora innanzi, non mi starai più davanti!"
E la paura si sposta affiancandosi alla sua sinistra.
Non so se il peggio è superato.
So che sono tentata a fermarmi e affondare.
Lentamente.
Dolcemente.
Scivolare nel sonno e lasciarmi morire
Corri Hamina, corri!
Il nemico vuole portarti alla resa!
Corri Hamina, non ascoltare, NON ASCOLTARE!
Altri mostri compariranno dai bassifondi dell'anima, dal pozzo nero dei ricordi, ma tu non devi temerli, li hai già affrontati a suo tempo, ora devi solo lasciarli andare.
Lasciarli andare.
Scalpiteranno e si ribelleranno con un ultimo grido intimidatorio perché a lungo hanno abitato in te ma non credere che ciò che vedi sia reale!
Uccidi il pensiero Hamina e coltiva la vita!
Semina azioni, e nutriti di luce!
Dietro ogni silenzio si nasconde un barlume di speranza perché l'assenza di parole purifica.
No, questo no: dall'oscurità emerge una piccola luce ma il centro di questa luce è uno specchio e mi guarda.
Un volto che mi somiglia allunga la mano e mi invita ad entrare.
Incrocio le braccia e mi rifiuto.
"NO!
Non ci entro lì dentro."
Allora le immagini iniziano a comparire, e Hamina partecipa, piangendo, alla verità che le compare davanti.
Fine prima parte?
martedì 18 novembre 2008
Senza Frontiere (autore: Pensierivelati)
Si può scoprire il mondo anche ad occhi chiusi,
gustarne il tempo nei minuti che ti son dati,
fondersi col soffio del respiro dei suoi giorni,
cogliere l’attimo attraverso le gioie che mordi,
immergersi nell’anima del tempo che va’ oltre ,
scoprendo il mondo attraverso i suoi ricordi .
Fischiando l’aria di una dolce melodia
correndo incontro alla amica nostalgia.
Percorrerlo in lungo e in largo,
valicando frontiere senza tempo,
esortando i misteri che lo avvolgono
a dissiparsi con la forza del volere sapere .
Intingere i pennelli nei suoi colori e
colorare di tutti, i propri pensieri .
Salpare dal porto della vita per
navigare nel mare dei propri sogni,
gonfiando le vele coi sospiri,
per spingerle sulle onde delle idee.
Disincagliare velieri,
fantasmi dei ricordi,
rimasti prigionieri del mare degli amori .
Guardare in lontananza l’isola dei dispiaceri,
buttare l’ancora, per quella che è ancora da scoprire
e finché il vento della vita continuerà a soffiare,
lasciarsi trasportare laddove vuole ,
gustandone il piacere nel suo intrepido vagare,
alla scoperta del mondo, che in noi vive .
Pensierivelati
gustarne il tempo nei minuti che ti son dati,
fondersi col soffio del respiro dei suoi giorni,
cogliere l’attimo attraverso le gioie che mordi,
immergersi nell’anima del tempo che va’ oltre ,
scoprendo il mondo attraverso i suoi ricordi .
Fischiando l’aria di una dolce melodia
correndo incontro alla amica nostalgia.
Percorrerlo in lungo e in largo,
valicando frontiere senza tempo,
esortando i misteri che lo avvolgono
a dissiparsi con la forza del volere sapere .
Intingere i pennelli nei suoi colori e
colorare di tutti, i propri pensieri .
Salpare dal porto della vita per
navigare nel mare dei propri sogni,
gonfiando le vele coi sospiri,
per spingerle sulle onde delle idee.
Disincagliare velieri,
fantasmi dei ricordi,
rimasti prigionieri del mare degli amori .
Guardare in lontananza l’isola dei dispiaceri,
buttare l’ancora, per quella che è ancora da scoprire
e finché il vento della vita continuerà a soffiare,
lasciarsi trasportare laddove vuole ,
gustandone il piacere nel suo intrepido vagare,
alla scoperta del mondo, che in noi vive .
Pensierivelati
lunedì 17 novembre 2008
Parole vissute
Sono la mia ossessione.
Il mio piacere sublime.
Vorrei distenderle su questo letto di carta, poterle contemplare, compiaciuta, e offrire le loro sinuose forme alla vostra avida vista.
Ma non posso, non ancora, perché non potrei far altro, ora, che azzannare queste creature imprimendo loro il mio proprio stupido senso, insudiciandone così la loro propria bellezza.
Riuscissi ad immergere vita nello spazio di una frase, riuscissi io a comporre sequenze di sensazioni e immagini tali da farvi esclamare: “Poesia!”
Dilatare gli spazi di un periodo dipingendolo con tonalità emotive sempre diverse…
Oh, potrei chiudere gli occhi e sospirare, ebbra di piacere, poiché sarei giunta laddove l’esistenza avrebbe voluto portarmi: la vetta più alta!
Dicono che tutto quello che mi occorre sia qui, dentro di me, ma mentono: io non basto!
Altrimenti non sentirei straziarmi l’anima nel tentativo di –dire-.
Quello che mi manca, in realtà, è lo sguardo.
Quel modo di guardare alle cose, agli eventi, che le spoglia dalle croste delle consuetudini ed afferrare così il loro senso inedito.
Senso che nessuna descrizione o attribuzione abbia mai raggiunto né toccato.
INESPLORATO.
Ed ecco che esplode il dilemma: il senso è nell’oggetto in sé o è nella parola che glielo attribuisce?
Ma non è questo il punto.
Non posso ascoltarvi, parole, se non dalle labbra della vita.
Per scrivere “piacere” dovrei sentirlo su questa pelle che urla, muta, dovrei respirarle addosso per restituirvi poi, il suo suono colmo: p i a c e r e )))))
Non chiedermi, scrittura, parole che non ho, perché non posso definirti sentimenti che mi hanno escluso dalla loro esistenza.
Scrivere racconti?
Non per me il banchetto di tale voluttà, e pretendere di parteciparvi sarebbe come vestire i panni della mendicante. Patetico!
Le parole mi muoiono in gola prima ancora di divenire forme, immagini e suoni da offrire.
Intrappolate nei lacci della banalità, bloccate sulla soglia oltre la quale voi, parole, divenite strumenti di libertà e meraviglia.
Così mi accascio, mortificata, in un vuoto che non è silenzio.
Perché il silenzio sarebbe già musica.
E pace.
Il mio piacere sublime.
Vorrei distenderle su questo letto di carta, poterle contemplare, compiaciuta, e offrire le loro sinuose forme alla vostra avida vista.
Ma non posso, non ancora, perché non potrei far altro, ora, che azzannare queste creature imprimendo loro il mio proprio stupido senso, insudiciandone così la loro propria bellezza.
Riuscissi ad immergere vita nello spazio di una frase, riuscissi io a comporre sequenze di sensazioni e immagini tali da farvi esclamare: “Poesia!”
Dilatare gli spazi di un periodo dipingendolo con tonalità emotive sempre diverse…
Oh, potrei chiudere gli occhi e sospirare, ebbra di piacere, poiché sarei giunta laddove l’esistenza avrebbe voluto portarmi: la vetta più alta!
Dicono che tutto quello che mi occorre sia qui, dentro di me, ma mentono: io non basto!
Altrimenti non sentirei straziarmi l’anima nel tentativo di –dire-.
Quello che mi manca, in realtà, è lo sguardo.
Quel modo di guardare alle cose, agli eventi, che le spoglia dalle croste delle consuetudini ed afferrare così il loro senso inedito.
Senso che nessuna descrizione o attribuzione abbia mai raggiunto né toccato.
INESPLORATO.
Ed ecco che esplode il dilemma: il senso è nell’oggetto in sé o è nella parola che glielo attribuisce?
Ma non è questo il punto.
Non posso ascoltarvi, parole, se non dalle labbra della vita.
Per scrivere “piacere” dovrei sentirlo su questa pelle che urla, muta, dovrei respirarle addosso per restituirvi poi, il suo suono colmo: p i a c e r e )))))
Non chiedermi, scrittura, parole che non ho, perché non posso definirti sentimenti che mi hanno escluso dalla loro esistenza.
Scrivere racconti?
Non per me il banchetto di tale voluttà, e pretendere di parteciparvi sarebbe come vestire i panni della mendicante. Patetico!
Le parole mi muoiono in gola prima ancora di divenire forme, immagini e suoni da offrire.
Intrappolate nei lacci della banalità, bloccate sulla soglia oltre la quale voi, parole, divenite strumenti di libertà e meraviglia.
Così mi accascio, mortificata, in un vuoto che non è silenzio.
Perché il silenzio sarebbe già musica.
E pace.
lunedì 3 novembre 2008
"La nostra paura più grande non è di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è di essere forti oltre ogni misura.
E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: chi sono io per essere così brillante, splendido, capace e straordinario?
In verità, perché non dovresti esserlo?
Tu sei figlio dell'universo.
Questo tuo restare in disparte non serve al mondo.
Non c'è alcuna utilità nel farsi piccoli
perché gli altri non si sentano insicuri accanto a te.
Nasciamo per rendere manifesta la gloria dell'universo che è dentro di noi.
E l'universo non è solo in alcuni di noi: è in tutti.
E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.
E liberati dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente libera gli altri"
Marianne Williamson
La nostra paura più grande è di essere forti oltre ogni misura.
E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: chi sono io per essere così brillante, splendido, capace e straordinario?
In verità, perché non dovresti esserlo?
Tu sei figlio dell'universo.
Questo tuo restare in disparte non serve al mondo.
Non c'è alcuna utilità nel farsi piccoli
perché gli altri non si sentano insicuri accanto a te.
Nasciamo per rendere manifesta la gloria dell'universo che è dentro di noi.
E l'universo non è solo in alcuni di noi: è in tutti.
E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.
E liberati dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente libera gli altri"
Marianne Williamson
domenica 2 novembre 2008
Raduno Bologna
Mitica Giuseppina...

Vito, Undicesimo con la sua dolce metà,Occhidadonna GIUSEPPINA Ripa di Meana ;-) io e Pensieri..

Con Dolce:il tempo di dirci "ciao" ed era già ora di ridirci...."ciao"...però è stato immortalato!;-)

Con Occhidadonna...(chissà perché ridevamo così...)

Madame Pensieri...

Dylan's Family

Capitano Paolo con la sua dolce Ida:

Giusto un piccolo attestato di simpatia.....;-)

Vito, Undicesimo con la sua dolce metà,Occhidadonna GIUSEPPINA Ripa di Meana ;-) io e Pensieri..

Con Dolce:il tempo di dirci "ciao" ed era già ora di ridirci...."ciao"...però è stato immortalato!;-)

Con Occhidadonna...(chissà perché ridevamo così...)

Madame Pensieri...

Dylan's Family

Capitano Paolo con la sua dolce Ida:

Giusto un piccolo attestato di simpatia.....;-)
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