domenica 19 ottobre 2008

Mio mistero ti proclamo (Autore:Runa)




" Tormento il Mio Tempo a Te negato "
Esequie ai miei sospiri donati e privati
del sol anelito di Vita che ancora mi ricopre
Mi leverei nel vento per raggiungerti
e come piuma mi poserei sulla pelle per sfiorarti
e con vogliose parole sussurrate con il fruscio del Silenzio
-Inebriarti-
Ti accarezzerei con le mani
che per te diventeranno 'Delicate Foglie Spinate'
per lasciarti il Brivido dipinto nel momento del Ricordo
-Mio Vivido-
Ti bacerei con la Grazia e la Malizia dei petali delle Rose
ed aprirei la Bocca per sorreggere col respiro
l'unico stelo di ragione che ancora mi rende terrena
[ radice d'angoscia ...uguale a catena ]
Aprirei gli occhi per sgomentare la mente
col Tuo raggio di sole Infuocato mai nel Mio Cuore ha memoria
e stupita ti guarderei in volto.. imprigionando il Dolce Incenso che
m'Adorna nel Risorgere dei Fiati
-Egual Sorriso-
" Mio Mistero ti Proclamo "
Innalzato Desiderio del mio Unico Cielo
Alla tua Croce mi son Legata
del Tuo vento...Rivestita

(Runa)

IMPLACABILE (autore e foto: Runa)


Oggi so che potrei impazzire se mi degnassi di uno sguardo
..uno solo..senza suono..nè rumore..senza tocco..
Essenza esplosa dal mirino dei tuoi occhi
Istinti perversi scaturiti dall'immaginario pensiero
Sarebbe Implacabile Ardore Plasmato su di Me
Modellato di materia che non è stato rimosso dal rancore
e mi preme qui sui seni..con smisurato desiderio
Cosa posso fare per voltare il Tuo sguardo su di me?
cosa vuoi che diventi?
Sommergimi di ciò che vuoi..
Voglio solo Impazzire..
Voglio solo Morire di quest'Ascesa nel ventre che mi dilaga dentro
Informe-Superbo-Infelice
E me ne resto qui..disgiunta ed incolore
ad aspettare la ricomposizione d'un degno pensiero
che possa far rima col mio misero Cuore
ed esser all'altezza del mio stesso piacere
che con ferocia ammirazione si specchia nella mente
e silenziosamente...si spegne
Attendo dunque..di finire cosi..
dietro al Tuo sguardo..

(Runa)

La mia croce ( Runa)


-(Runa)

sabato 18 ottobre 2008

C.Consoli...tutto su Eva

http://it.youtube.com/watch?v=xGKUbUJTVH0

lunedì 6 ottobre 2008

IN GINOCCHIO PUTTANA!

Cosa può essere un pacchetto di Tuc mangiato da una signora seduta di fronte a te, in un afoso scompartimento di treno? L'inizio dell'inferno.
Eccolo.

E' nella nebbia che si muovono le mie mani.
Bianco misto a grigio e vapore sulla pelle. Mi immagino nella mia stanza, anche se non riesco a vederne i contorni.
Comincia sempre così la mia voglia di scrivere: una specie di rantolo soffocato in gola e una strana smania mista a dolore e piacere che dalla vagina sale fino all'utero.
Rimane lì a lungo, quella smania, e devo far dondolare delicatamente i fianchi per aiutarla a salire...ma poi, no! Inizio a sentire dei rumori attorno a me.
Contraggo la mandibola, chiudo gli occhi e tappo le orecchie con forza.
Non ho mai saputo come si chiamasse quel bisogno di silenzio che, disturbato dal mondo esterno, diventa mostro distruttore; quella bolla candida di voglia che anzichè esplodere si trasforma in ombra scura, minacciosa, afferra il petto e stringe la gola al respiro.
Scuoto la testa sofferente, come una partoriente che canta lamenti di dolore.
La sconosciuta pensa che sto male, commette l'errore di avvicinarsi a me e inizia a parlarmi e le sue parole mi ronzano attorno come vespe impazzite, sono spine, aghi che penetrano nel cervello, l'agonia stringe il petto e così è un attimo:urlo per liberare quei suoni intrappolati nel ventre e le mie mani si avvinghiano sul collo della sconosciuta.
E' rabbia, violenza e disperazione e stringono, stringono forte, fino a riuscire a comprimere quella circonferenza di collo, sì, più stretto, ancora più stretto...e mentre stringo gli occhi di lei si dilatano in terrore; sento una voce che dal profondo delle mie viscere implora Nooo.. ma poi è smania, pericolo e delizia insieme...un'onda di piacere mi travolge e dà potere alle mie mani che dispongono di vita, ne dispongono per toglierla, ma non c'è intenzione, E' NECESSITA'.
-Ti riduco a silenzio, perché tu, bastarda, devi stare ZIT-TA!
Mollo la presa, troppo facile morire così:li devi sentire anche tu gli aghi che si conficcano nel cervello!
Le mie mani si insinuano nei suoi capelli, adagio, poi, li afferrano con un gesto deciso, come a volerglieli strappare.
Ma non lo farò, no, voglio solo che soffra e abbia coscienza che io sono più forte di lei.
Puttana!
La mia presa le fa contorcere il collo all'indietro, vorrei graffiarla, strapparle le labbra ma l'idea di entrare così dentro al suo essere, di potermi macchiare del suo sangue, mi inorridisce.
Uno schiaffo, sì, un bel ceffone va bene, forte e liberatorio, che le faccia sbattere la testa contro la parete, quel tanto da confonderla, come sono confusa io, ma non fino a perdere coscienza perché lo deve sapere che sono io la regina del suo dolore!

Improvvisamente la nebbia si dirama, linee estranee diventano tratti di contorni precisi e familiari e suoni...le nostre risate Marilena, sì le sento, i nostri abbracci Marilena, sì, li sento, ed esulto al ricordo di complicità e saremo sempre unite, e…

IN GINOCCHIO PUTTANA!
E lei obbedisce e trema scossa da brividi.Il terrore negli occhi che non leggo, perché tiene il capo chino, guarda un punto imprecisato, forse i miei piedi, i miei bei piedi sexy con le dita dritte, li sta fissando, ora ne sono certa, e non può non pensare ai suoi, di piedi, con le dita curvate come artigli di aquila. Anche lì le sono superiore...nella curva di un piede, ed è con questo piede che lancio un calcio, la colpisco al mento, proprio sotto alla mandibola.
E il suo corpo cade di traverso. I suoi capelli lunghi, lisci, neri, si sparpagliano a ventaglio sul pavimento e piange.
Forse piango anch'io, mentre ansimante mi appoggio al letto. E la guardo.
Puttana nella sua vita per bene. Così devi stare, a terra!
Comprendo ora, il mio fastidio verso le parole che scalfiscono i miei momenti di pace:furono quelle che uscirono dalle tue labbra sottili a trafiggermi il cuore in quel pomeriggio di confessione.La tua.


Tu, mia migliore amica.

Mi sento ancora mentre recito sicura:
-So tutto. Ho parlato con Carlo, ora, voglio proprio vedere fino a che punto avrai il coraggio di essere sincera tu!
Un bluff...
BINGO!
...e fango. Una valanga di fango.
Quel pomeriggio non ci furono schiaffi, né urla, né calci.
Ci fu dignità, la mia. E silenzio.
Non so quale amore mi spinse ad avere compassione...in quei momenti eri solo una donna fragile che piangeva e chiedeva perdono.
Non potei far altro che accogliere il tuo corpo tremante per stringerti in un abbraccio.
I tuoi occhi chiedevano: " Come puoi?" Eri confusa.
Brucia ancora la domanda,col significato inverso, che non ho mai rivolto a te:
" Come hai potuto, tu?"

Il dolore non si scioglie in lacrime neanche oggi, in questo afoso scompartimento di treno, con la signora di fronte a me che sgranocchia i suoi Tuc.
Non voglio che qualcuno mi veda piangere.
Sono una donna felice e sicura, che ha perdonato.
Devo ricordarmelo questo.
Sempre.