Piccola (spero) premessa...
questo racconto è nato dal desiderio di narrare un sogno ( risale a circa 9 anni fa...il sogno) che ha segnato una svolta nella mia vita...poi però, nel cercare di descriverlo, la storia ha preso una piega diversa e io...non ho potuto far altro che assecondarla...peccato, perché il senso era molto più bello...
ho cercato di lavorare sul ritmo, attraverso l'uso diverso di congiunzioni e punteggiatura e...sono felice che dei miei "amici lettori/scrittori" qualcuno se ne sia accorto. Riporto anche il sogno, perché trovo sia interessante notare da cosa sono partita e...a cosa sono arrivata...non me lo spiego ma...ho smesso da tempo di cercare una risposta a tutto! ;-)
Il punto di vista è quello di un angelo, che osserva sia il mondo esterno che quello interno della ragazza.
Il racconto:
<>
Riusciva a vedermi Elisa.
I suoi occhi varcavano la soglia, e io ero lì.
-Alla fine si è decisa a partecipare. Bene. La accompagno alla sua camera, così può lasciare il borsone e unirsi al gruppo per fare una passeggiata fino al colle.
Capelli lisci come la seta, si scompigliavano in un affannoso cenno d’assenso.Non una parola, ormai da mesi, da quelle labbra color ciliegia.
Un week end per dimenticare; per lavare via il dolore e ridare alla sua pelle il colore dell’innocenza.
Immacolata e candida come il camice del dottore.
Pareti spoglie l’accompagnavano lungo il corridoio mentre, soddisfatta, lasciava che l’odore di disinfettante invadesse le sue narici fino a raggiungere i polmoni.
- Ecco, può sistemarsi qui.
Elisa si guardava attorno frastornata: troppo spazio per il suo esiguo bagaglio.
Troppo piccola la finestra per guardare fuori, il mondo.
Ma l’unica cosa di cui le importava, era il materasso: bisognava allontanarlo dallo scheletro della rete, che se ne stesse lì da sola quella, contro il muro.Non le avrebbe permesso di cigolare ancora.
Stai serena Elisa, nessuno ti farà del male.
La chiave. Dov’era la chiave?
Afferrò la manica della giacca del dottore, indicando il buco della serratura.
Nel petto-cuore che batte-respiro che manca. La chiave?
La porta si apre-buio pesto-è' entrato qualcuno. Chi è?
E batte respiro sulla bocca che urla…Stai zitta!!
Un’unica voce- le loro-, e la vergogna un pugno sferrato alle parole per dirlo.
-Qui non servono chiavi, è al sicuro.
“Sicuro” è un luogo dimenticato. Un castello di cristallo fatto a pezzi da un martello.
Riusciva a sentirmi Elisa:"Sorriderai ancora".
Stava dietro agli altri, seguendoli lungo il sentiero ripido e polveroso che l’avrebbe portata in cima alla montagna. La terra, accecata dal sole, sosteneva i suoi passi incerti mentre, alla sua sinistra, in fondo, giaceva il mare. Limpido e tranquillo.
Poi, accadde: bocche enormi si spalancarono sotto i suoi piedi, risucchiandole tutte le forze, mentre una mano- la sua- si allungava in cerca di sostegno incontrando gli occhi impassibili e compiaciuti del dottore.
E cielo e terra e odore di salsedine; e sono sola ed è finita e il mondo è vuoto e io sono sporca. NO!
Puoi, se vuoi.Voglio.
E io l’ho vista Elisa.
L'ho vista sollevarsi da terra come i gabbiani, e immergersi libera nel blu infinito...
e luce e aria e guardare la vita dall’alto e tutto diventa piccolo e niente che può far male.
E l’ho visto, il suo viso, prima di sprofondare nell’oceano.
La pelle baciata dal sole a incorniciare un sorriso dipinto da un angelo.
IL SOGNO°
Arrivo con la mia valigia in un posto su una collina...c'è sole e la terra è arida...qualcuno, di cui non mi fido, mi indica la stanza in cui dovrò soggiornare..entro e rimango delusa...la stanza è vuota, piena di polvere, c'è solo una piccola finestra in alto e una rete, rotta, senza materasso, contro il muro.
Il custode mi dice di lasciare lì le mie cose, chiedo della chiave della stanza, non c'è...non mi fido, e decido di portare la valigia con me. Capisco che devo partecipare ad un escursione...c'è un gruppo, c'è una persona che so essere uno psichiatra...mi avvio con loro.
La strada è lunga, ripida, e alla mia sinistra ho la costante sensazione che ci sia un precipizio. Improvvisamente sento venir meno le forze, c'è qualcosa che mi trascina in giù, allungo la mano per appoggiarmi allo psichiatra ma...non riesco a raggiungerlo, così finisco per accasciarmi a terra, risucchiata di ogni mia energia.
Sento la terra che brucia, secca, sotto la mia schiena. Un movimento, un solo movimento falso, e sarei precipitata nel vuoto.
Ne sono consapevole, me lo dico, così rischio il tutto e per tutto, e con un colpo di schiena mi butto dalla parte in cui c'è la strada. Funziona. Sono salva.
E così accade che....dalla terra...una strana energia mi entra dai piedi e sale...sale...mi sento rinvigorita, potente, guardo il cielo e mi dico....se voglio, posso volare!
E così questa forza che sento dentro viene diretta dalla mia volontà, e mi strappa alla forza di gravità facendomi innalzare in volo....e volo, libera, nel cielo, leggera e immensamente felice...poi, sotto di me, c'è il mare.
Cristallino...calmo...magnifico....ebbra di questo senso di onnipotenza mi dico: se voglio, posso andare sott'acqua e respirare....come i pesci... e così mi immergo...ma devo risalire...riprovo...riaffondo nell'acqua e....respiro....e sorrido .
questo racconto è nato dal desiderio di narrare un sogno ( risale a circa 9 anni fa...il sogno) che ha segnato una svolta nella mia vita...poi però, nel cercare di descriverlo, la storia ha preso una piega diversa e io...non ho potuto far altro che assecondarla...peccato, perché il senso era molto più bello...
ho cercato di lavorare sul ritmo, attraverso l'uso diverso di congiunzioni e punteggiatura e...sono felice che dei miei "amici lettori/scrittori" qualcuno se ne sia accorto. Riporto anche il sogno, perché trovo sia interessante notare da cosa sono partita e...a cosa sono arrivata...non me lo spiego ma...ho smesso da tempo di cercare una risposta a tutto! ;-)
Il punto di vista è quello di un angelo, che osserva sia il mondo esterno che quello interno della ragazza.
Il racconto:
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Riusciva a vedermi Elisa.
I suoi occhi varcavano la soglia, e io ero lì.
-Alla fine si è decisa a partecipare. Bene. La accompagno alla sua camera, così può lasciare il borsone e unirsi al gruppo per fare una passeggiata fino al colle.
Capelli lisci come la seta, si scompigliavano in un affannoso cenno d’assenso.Non una parola, ormai da mesi, da quelle labbra color ciliegia.
Un week end per dimenticare; per lavare via il dolore e ridare alla sua pelle il colore dell’innocenza.
Immacolata e candida come il camice del dottore.
Pareti spoglie l’accompagnavano lungo il corridoio mentre, soddisfatta, lasciava che l’odore di disinfettante invadesse le sue narici fino a raggiungere i polmoni.
- Ecco, può sistemarsi qui.
Elisa si guardava attorno frastornata: troppo spazio per il suo esiguo bagaglio.
Troppo piccola la finestra per guardare fuori, il mondo.
Ma l’unica cosa di cui le importava, era il materasso: bisognava allontanarlo dallo scheletro della rete, che se ne stesse lì da sola quella, contro il muro.Non le avrebbe permesso di cigolare ancora.
Stai serena Elisa, nessuno ti farà del male.
La chiave. Dov’era la chiave?
Afferrò la manica della giacca del dottore, indicando il buco della serratura.
Nel petto-cuore che batte-respiro che manca. La chiave?
La porta si apre-buio pesto-è' entrato qualcuno. Chi è?
E batte respiro sulla bocca che urla…Stai zitta!!
Un’unica voce- le loro-, e la vergogna un pugno sferrato alle parole per dirlo.
-Qui non servono chiavi, è al sicuro.
“Sicuro” è un luogo dimenticato. Un castello di cristallo fatto a pezzi da un martello.
Riusciva a sentirmi Elisa:"Sorriderai ancora".
Stava dietro agli altri, seguendoli lungo il sentiero ripido e polveroso che l’avrebbe portata in cima alla montagna. La terra, accecata dal sole, sosteneva i suoi passi incerti mentre, alla sua sinistra, in fondo, giaceva il mare. Limpido e tranquillo.
Poi, accadde: bocche enormi si spalancarono sotto i suoi piedi, risucchiandole tutte le forze, mentre una mano- la sua- si allungava in cerca di sostegno incontrando gli occhi impassibili e compiaciuti del dottore.
E cielo e terra e odore di salsedine; e sono sola ed è finita e il mondo è vuoto e io sono sporca. NO!
Puoi, se vuoi.Voglio.
E io l’ho vista Elisa.
L'ho vista sollevarsi da terra come i gabbiani, e immergersi libera nel blu infinito...
e luce e aria e guardare la vita dall’alto e tutto diventa piccolo e niente che può far male.
E l’ho visto, il suo viso, prima di sprofondare nell’oceano.
La pelle baciata dal sole a incorniciare un sorriso dipinto da un angelo.
IL SOGNO°
Arrivo con la mia valigia in un posto su una collina...c'è sole e la terra è arida...qualcuno, di cui non mi fido, mi indica la stanza in cui dovrò soggiornare..entro e rimango delusa...la stanza è vuota, piena di polvere, c'è solo una piccola finestra in alto e una rete, rotta, senza materasso, contro il muro.
Il custode mi dice di lasciare lì le mie cose, chiedo della chiave della stanza, non c'è...non mi fido, e decido di portare la valigia con me. Capisco che devo partecipare ad un escursione...c'è un gruppo, c'è una persona che so essere uno psichiatra...mi avvio con loro.
La strada è lunga, ripida, e alla mia sinistra ho la costante sensazione che ci sia un precipizio. Improvvisamente sento venir meno le forze, c'è qualcosa che mi trascina in giù, allungo la mano per appoggiarmi allo psichiatra ma...non riesco a raggiungerlo, così finisco per accasciarmi a terra, risucchiata di ogni mia energia.
Sento la terra che brucia, secca, sotto la mia schiena. Un movimento, un solo movimento falso, e sarei precipitata nel vuoto.
Ne sono consapevole, me lo dico, così rischio il tutto e per tutto, e con un colpo di schiena mi butto dalla parte in cui c'è la strada. Funziona. Sono salva.
E così accade che....dalla terra...una strana energia mi entra dai piedi e sale...sale...mi sento rinvigorita, potente, guardo il cielo e mi dico....se voglio, posso volare!
E così questa forza che sento dentro viene diretta dalla mia volontà, e mi strappa alla forza di gravità facendomi innalzare in volo....e volo, libera, nel cielo, leggera e immensamente felice...poi, sotto di me, c'è il mare.
Cristallino...calmo...magnifico....ebbra di questo senso di onnipotenza mi dico: se voglio, posso andare sott'acqua e respirare....come i pesci... e così mi immergo...ma devo risalire...riprovo...riaffondo nell'acqua e....respiro....e sorrido .