lunedì 21 luglio 2008

_LEI.

Io, io vorrei parlare di lei.
Ve lo giuro, se soltanto mi rivolgesse la parola, io parlerei di lei.
Ma lei non c'è. Così, semplicemente. Non c'è.
E io non so dov'è.
Ogni tanto vedo il suo corpo che attraversa la città.
Le case le passano accanto, come fossero trasparenti.
Poi la folla, i bambini, le coppiette, i sacchetti, le biciclette, i clacson, e il cellulare che squilla e lei non lo sente.
Non sente.
Parlano, tutti parlano. Sempre, in continuazione, incessantemente.
Sì, lo so, bastava "sempre", ma basterebbe anche una sola parola, un solo sguardo, e invece di parole te ne piovono addosso centomila.
Sterili e vuote.
Fredde e inutili.
Che vorresti diventare muto per non sentirle, perchè se diventi muto nessuno ti parla più e allora le parole finiscono e così lei.....
ha smesso.
Vivono, tutti vivono.Giorni uguali agli altri. Vivono, mentre il suo corpo, spinto da un richiamo, va alla stazione.
E sta seduta, per ore, su una panchina.
A guardare la vita che scorre. La vita che finisce, la vita che inizia.
C'è sempre un treno da prendere, un posto da raggiungere, un posto da lasciare.
Ma lei adesso è lì, ferma.
A guardare la vita che scorre mentre lei...lei è morta.
E' morta il giorno in cui lo ha ucciso.
Il giorno in cui la vita si è presa gioco di lei strappandole l'anima.
E' una frase già usata, lo so. Ma provate a dirle che il significato è banale e vedrete come vi salta addosso conficcandovi le unghie negli occhi!
Voi non avete visto. E allora tacete!
Non dovete neanche pensare, interpretare, non dovete fare un bel niente, tanto lei non c'è più. Non vi sente. Se n'è andata.

Però forse potrei parlarvi di me.
Di me che uso il suo dolore come scudo.
Di me che, come un avvoltoio, mi fiondo su ogni emozione per poi riporla su carta.
Così la osservo, la leggo infinite volte, per ricordarla,quell'emozione.
Per sapere che almeno io ho vissuto.Per convincermi di averlo fatto.
Per poter riposare sui sogni e poi poterli richiudere in un cassetto, che se il sogno se ne sta lì, io domani lo posso rileggere, mentre la vita...
la vita non la posso scrivere.
C'è sempre un pezzo che non riesci ad afferrare, che ti scivola tra le mani e diventa nulla.
Come quello che mi avvolge ora.
E il nulla è dolce.
Perché non chiede.
Non sente.
Non c'è.
Come lei.

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